La verità? I viaggiatori low cost rovinano il mondo.
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Lo so, l'ho detto. E già immagino i commenti infuocati, le condivisioni indignate, gli hashtag #viaggiarespendopoco che fioccheranno sotto questo post. Ma è ora di dire quello che molti pensano sottovoce mentre scorrono Instagram guardando l'ennesima foto di un backpacker che si vanta di aver "vissuto un mese in Thailandia con 300 euro".
Perché sì, il turismo low cost sta distruggendo i luoghi che dice di amare.
Non parliamo solo di Ryanair o EasyJet. Parliamo di una mentalità, di un approccio al viaggio che ha trasformato il mondo in un supermercato dove tutto deve costare il meno possibile. E come in ogni supermercato discount, qualcuno sta pagando il prezzo nascosto dietro l'etichetta conveniente.
Il paradosso del "viaggiatore consapevole" che contratta per 50 centesimi
Conosci quella scena, vero? Il turista con i dreadlock e la maglietta del Che Guevara che contratta ferocemente con una venditrice cambogiana per risparmiare l'equivalente di mezzo caffè al bar. Lo stesso che poi tornerà a casa e posterà su Facebook quanto sia stato "autentico" il suo viaggio, quanto abbia "vissuto come un locale".
La verità è che vivere "come un locale" quando sei un turista occidentale è impossibile. E soprattutto, è insultante. Perché i locali non scelgono di dormire in ostelli da 3 euro a notte o mangiare solo street food. Lo fanno perché non possono permettersi alternative.
L'economia della povertà turistica
Ecco cosa succede davvero quando viaggi spendendo il minimo indispensabile:
- Dormi in strutture che pagano i dipendenti una miseria
- Mangi in posti che sfruttano fornitori locali spremendoli sui prezzi
- Usi servizi (tuk-tuk, guide, escursioni) contrattando fino all'osso
- Non lasci praticamente nulla nell'economia locale
E poi c'è il danno collaterale: l'overtourism concentrato. Perché i viaggiatori low cost vanno tutti negli stessi posti, seguendo le stesse guide "10 cose gratis da fare a...", creando orde di turisti che invadono quartieri, spiagge, templi. Gratis per te, devastante per chi ci vive.
"Ma io rispetto la cultura locale!"
Davvero? Rispetti la cultura locale quando fai il bagno nudo su una spiaggia in Indonesia perché "siamo tutti liberi, no?"? Quando entri in un tempio in canottiera perché "fa caldo"? Quando contratti il prezzo di un'escursione fino a renderla economicamente insostenibile per chi la organizza?
Il rispetto si manifesta anche – soprattutto – attraverso il riconoscimento del valore. Pagare il giusto prezzo per un servizio è una forma di rispetto. Dire "non posso permettermelo" è onesto. Poterselo permettere ma volere tutto gratis è semplicemente avidità mascherata da "autenticità".
Il mito del "viaggiare ti apre la mente"
Spoiler: viaggiare low cost non ti apre necessariamente la mente. Ti fa attraversare luoghi collezionando foto, checklist da spuntare, aneddoti da raccontare. Ma conoscenza vera? Comprensione? Quella richiede tempo, investimento, anche economico.
Parlare davvero con le persone. Mangiare nei loro ristoranti, non solo nello street food per turisti. Pagare guide locali qualificate invece di affidarti al primo che ti abborda per strada. Dormire in piccole strutture a conduzione familiare invece che nelle catene di ostelli internazionali dove incontri sempre gli stessi backpacker australiani.
La soluzione non è il lusso, è la consapevolezza
Attenzione: non sto dicendo che tutti debbano viaggiare in hotel a 5 stelle. Sto dicendo che dobbiamo smettere di considerare il viaggio come un diritto che ci spetta a prescindere dal budget, da finanziare spremendo economie già fragili.
Se non puoi permetterti di viaggiare pagando prezzi giusti, forse dovresti risparmiare di più o viaggiare meno. Scandaloso? Forse. Ma più scandaloso di pretendere che interi Paesi si piegino alle tue esigenze di risparmio?
E ora ditemi pure che sono un elitista
So già cosa state per scrivere nei commenti: "Quindi solo i ricchi possono viaggiare?", "Sei classista!", "Il viaggio è per tutti!".
No. Il viaggio responsabile è per chi è disposto a farlo responsabilmente. E se questo significa aspettare, risparmiare, fare meno viaggi ma più significativi, allora sì, è esattamente quello che intendo.
Perché la verità scomoda è questa: non tutti possono viaggiare ovunque in qualsiasi momento senza conseguenze. E continuare a fingere il contrario significa essere complici della distruzione dei luoghi e delle culture che diciamo di amare.
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